P.B.

L’estetica vince la miseria

di Bruno Munari

 

Se io affermo che la cultura vince la miseria, penso di trovare tutti d’accordo poiché l’allargamento della conoscenza aumenta le possibilità di adattamento dell’individuo nel mondo. Dicendo invece che l'estetica può vincere la miseria intendo presentare un altro aspetto dello stesso problema e precisamente quello legato alla casa dell'uomo. L'uomo si è costruito tanti tipi di case nel mondo e nel tempo, alcuni tipi nascono da necessità primarie, altri da adattamenti ambientali, altri da speculazione di un gruppo di individui ai danni di altri individui. Voglio dire che alcune case sono fatte con amore quando sono fatte per sè (quasi sempre) , altre sono fatte senza amore, specialmente quando sono fatte per gli altri, (in realtà poi, non esistono questi "altri" nella società, tutti siamo secondo i casi gli "altri" da sfruttare, per gli interessi di qualcuno).

Possiamo constatare che certe case popolari, per esempio, danno un senso di squallore e di miseria, mentre altri tipi di case non danno questa sensazione. Come mai la casa tradizionale giapponese, fatta di legno, paglia, carta, corteccia di cipresso, sassi e pietre naturali, e qundi di costo bassissimo, non dà un senso di miseria, mentre le nostre case popolari fatte di mattoni, di cemento e vetro e anche un poco di marmo, quindi più costose danno questo squallore? Perchè la gente vi abita malvolentieri e appena può scappa?

Io credo che questo senso di miseria nasca dalla condizione forzata e provvisoria dell'individuo costretto a vivere in un ambiente che non corrisponde alle sue ambizioni, assieme al fatto che le nostre case popolari sono progettate, non sempre per fortuna, senza amore e quindi manca la partecipazione umana sia del progettista, sia dell'abitante. La sola definizione di Case Popolari basterebbe per creare una situazione di disagio nell'abitante, quando poi questo aspira evidentemente alla casa borghese, ecco che il disagio aumenta. Infatti il progettista che sa questo, progetta la casa popolare come una piccola casa borghese, con tutte le sue "sale", col soggiorno-pranzo, con le camere da letto, col corridoio di disimpegno, con l'anticamera, con tutti i servizi come quelli borghesi ma in misure misere, spazi ridotti che l'inquilino riempie con mobili, ancora oggi, in stile. Mobili sproporzionati sia come dimensioni, che come funzioni. Probabilmente la spesa di mobili costosi falso antico pagati faticosamente a rate, vorrebbe equilibrare il misero spazio dell'appartamento popolare, invece ne accentua gli elementi di strettezza e quindi di miseria. Una casa così progettata e così abitata è una imitazione della casa di lusso che tutti vorrebbero avere.

Nella casa tradizionale giapponese, antica (come modello) di circa mille anni, continuamente rinnovata e diversa, non si ha questo senso di miseria perchè è fatta da tutti, da generazioni dove ognuno che ha avuto un minimo di creativtà ha portato il suo contributo a favore di tutti gli altri che sarebbero venuti dopo. Non si ha un senso di squallore e nemmeno di miseria, benchè sia fatta con la massima economia e col minimo costo, perchè fatta con amore e con il massimo della partecipazione degli individui singoli e perchè è la somma delle creatività individuali  le quali conducono a una estetica particolare, di tipo oggettivo-logico; estetica che si sente in ogni particolare e in ogni soluzione di tutti i problemi dell'abitare, di tipo pratico, estetico, psicologico, nessuno escluso. Questo tipo di partecipazione collettiva alla soluzione di uno dei primi bisogni dell'uomo, conduce alla considerazione della specie, piuttosto che a quella dell'individuo. La specie (delle persone umane in questo caso) è più importante dell'individuo e quindi se tutta la mia attività è orientata in questo senso io aiuterò la mia specie a vivere meglio nel mondo; se invece, come da noi, al posto del senso della specie c'è quello dell'individuo singolo, ecco che troviamo tutta una serie di atteggiamenti individuali basati soprattutto sull'interesse personale, sulla speculazione a proprio vantaggio e a spese degli altri simili, fino ai recenti problemi di inquinamento generale di tutto il mondo abitabile. Il fatto curioso è che ognuno crede di fregare l'altro, in realtà risulta che tutti sono fregati da tutti.

Questo vivere senza amore, senza partecipazione, questo senso di miseria lo possiamo trovare anche in certe case di lusso dove una madornale miseria culturale fa sì che queste case siano fatte con i materiali più costosi  (solito equivoco tra prezzo, valore, funzione) per cui possiamo trovare case con i rubinetti d'oro ma senza un libro di poesia, senza addirittura alcun libro. Tipico caso della ricchezza improvvisa  in individui educati fin dall'infanzia a invidiare e desiderare il lusso invece che l'estetica. E qui va subito precisato che si tratta di un particolare tipo di estetica che non ha relazioni con stili del passato e nemmeno con mode artistiche del presente, che non è frutto quindi di una cultura classica scolastica mista a influenza disneyana ( si pensi alle statuette dei sette nani da metter in giardino) come nella nostra borghesia, ma di un'estetica che si potrebbe dire che nasca dal giusto uso dei materiali, dal rapporto tra gli spazi senza lusso, e da una coerenza formativa e funzionale.

Una casa costruita con questo tipo di estetica che comporta la partecipazione massima del progettista e del fruitore, non può dare alcun senso di squallore perchè non è l'imitazione ridotta e provvisoria di una casa di lusso ma è quello che è, quello che deve essere; un ambiente armonico, un oggetto dove l'esterno è la conseguenza dell interno e dove l'interno è lo spazio abitabile definito da un modo di vivere civile e naturale.

 

Foto 1Non c'è disordine all'interno di una abitazione tradizionale giapponese, ogni cosa, nel momento che non serve, è riposta negli armadi a muro. L'ambiente è proporzionato, armonico e funzionalissimo. Le finestre continue, scorrevoli possono aprirsi sulla vista di un cespuglio, di un ramo d'albero, quanto basta per far entrare la natura nella casa. In una casa cosi non occorrono quadri di paesaggi. La natura offre un quadro sempre mutevole. L'aria circola continuamente e quindi non si fermano odori. E' una casa facile da tenere in ordine, da spolverare, da pulire. Rivela tutta una civiltà e un modo di vivere dove l'estetica è uno dei punti essenziali.

Foto 2In case come questa, e sono molte, non si sa che cosa sia l'estetica e quale valore morale civile e di comportamento possa avere.  Ci si giustifica col dire che non si ha tempo per l'estetica, dato che non è una cosa da mangiare. Gli unici momenti liberi si consumano su libri di cultura disneyana o su giornali sportivi. Questo tipo di casa è messo assieme senza amore, perchè considerato provvisorio in attesa di andare in una vera casa borghese.

Foto 3 - Una casa popolare alla periferia di Milano.

Foto 4 - Esterno di una casa tradizionale giapponese. Non c'è molta differenza in giappone, tra la casa del povero e quella del ricco: entrambe sono costruite con gli stessi materiali e con le stesse regole, si pensi alla famosa villa imperiale Katsura.

Foto 5 - Ecco invece un esempio di creatività strettamente legato alla cultura disneyana, "cultura" che ha rovinato il gusto di alcune generazioni grazie alla sua potente organizzazione di diffusione. la cupola è diventata un fungo, come in altre ville borghesi i famosi nanetti di Biancaneve in cemento colorato, danno la nota artistica all'ambiente.

Foto 6 - Cortile di una casa modesta in Spagna. Questo spazio sarebbe banale e squallido senza l'apporto allegro della creatività dei suoi abitanti. Una tale creatività di tipo naturalistico dà una nota di allegria che cancella ogni senso di squallore.

 

Bruno Munari in "Ottagono n19", dicembre 1970, p. 76 - 81

 

 
Aesthetics overcome misery

by Bruno Munari

 

Everybody would agree If I affirm that culture overcomes misery, because the expansion of knowledge increases the ability to adapt of the individual in the world. But saying instead that aesthetics can overcome misery, I want to present another aspect of the same problem and precisely the one linked to the man’s house. Mankind has built many types of houses in the world and over the time, some types are born of primary needs, others from environmental adaptations, others from speculation of a group of individuals against other individuals. I mean that some houses are made with love when they are made for ourselves (almost always) and some houses are made without love, especially when they are made for others, (in reality  these "others" do not exist in society, we are all according to the cases the "others" to exploit, for the interests of someone).

We can see that certain social-housing buildings, for example, give a sense of squalor and misery, while other types of houses do not give this feeling. How come the traditional Japanese house, made of wood, straw, paper, cypress bark, rocks and natural stones, and therefore of very low cost, does not give a sense of misery, while our social-houses made of bricks, concrete and glass and also a little bit of marble, and so more expensive, do they give this feeling of squalor? Why do people reluctantly live there and as soon as they can run away?

I believe that this sense of misery arises from the forced and temporary condition of the individual; he’s forced to live in an environment that does not correspond to his ambitions. In addition to this, our social-housing is designed, not always luckly,  without love: it misses the human participation of both the designer and the inhabitant. The mere definition of Social Housing would be enough to create a situation of unease in the inhabitant, and when this individual aspires to the bourgeois-type of house the uneasiness increases. In fact the designer who knows this, designs the public house as a small bourgeois house, with all its "rooms", with the living-dining room, with the bedrooms, with the corridor, with the antechamber, with all the services like the bourgeois ones but in miserable sizes; reduced spaces that the tenant fills with furniture, even today, in style. Disproportionate furniture, both in size and function. Probably the purchase of expensive fake-antique furniture, paid laboriously in installments, is an attempt to balance with the miserable space in the popular house, but instead it accentuates the elements of tightness and therefore of poverty. A house, designed and inhabited like this, is an imitation of the luxury house that everyone would like to have.

The traditional Japanese house, ancient (as a model) of about a thousand years, is constantly renewed and different, and it does not have this sense of misery because it is made by everyone. For generations everyone who has had a minimum of creativity has brought his contribution to favor the ones who would come later. Although it is done with the maximum economy and in low cost terms, there’s no feeling of squalor or misery because it is made with love and with great participation of the single individuals: it’s the sum of the individual creativities. And they leads to a particular aesthetic, of an objective-logical type; an aesthetic that it’s felt in every detail and in every solution of the habitat problems: in a practical, aesthetic, psychological sense, without exception. This type of collective collaboration in the solution of one of man's first needs leads to the consideration of the species rather than the individual. The species (mankind in this case) is more important than the individual and therefore if all my activity is oriented in this sense I will help my species to live better in the world; but if, as in Italy, instead of the sense of the species, there is the individual one, we find a whole series of behaviours based mostly on personal interest, on the speculation to one's advantage and at the expense of other similar ones, until the recent environmental problems of the entire habitable world. Curious enough, everyone thinks they’re cheating the others, when in reality everyone is screwed by everyone.

This way of living without love, without participation, and this sense of misery can also be found in some luxury homes. Huge cultural misery leads to houses made with the most expensive materials (the usual misunderstanding between price, value and function); houses with gold taps but without a book of poetry, or even no books at all. Typical case of sudden wealth in individuals educated from childhood to envy and desire luxury instead of aesthetics. And here it should be immediately stated that it is a particular type of aesthetics that has no relationship with styles of the past or even with artistic fashions of the present. It is not therefore the result of a classical scholastic culture mixed with Disney influence (think of the statuettes of the seven dwarfs in the garden) as in our bourgeoisie, but an aesthetic that could be said to be born of the right use of materials, the relationship between spaces without luxury, and a formative and functional coherence.

A house built with this kind of aesthetic that involves the maximum participation of the designer and the user, cannot give any sense of misery because it is not the reduced and temporary imitation of a luxury house but it is what it is, what must be ; an harmonious environment, an object where the exterior is the consequence of the interior and where the interior is the living space defined by a civil and natural way of life.

 

Photo 1 - There is no disorder in a traditional Japanese home, everything, when it is not needed, is placed in the built-in closets. The environment is proportionate, harmonious and highly functional. Continuous, sliding windows can open on the sight of a bush, of a tree branch, just enough to let nature enter the house. In a house like this you don't need landscape paintings. Nature offers an ever-changing picture. The air circulates continuously and therefore odors do not stop. It is an easy house to keep tidy, to dust, to clean. It reveals a whole civilization and a way of life where aesthetics is one of the essential points.

Photo 2 - In houses like this, and they are many, it is not known what aesthetics is and what moral and behavioral moral value it may have. We justify this by saying that we have no time for aesthetics, since it is not a thing to eat. The only free moments are consumed on books of Disney culture or sports newspapers. This type of house is put together without love, because it is considered temporary, waiting to go to a real bourgeois home.

Photo 3 - Public housing in the outskirts of Milan.

Photo 4 - Exterior of a traditional Japanese house. There is not much difference in Japan between the house of the poor and the rich: both are built with the same materials and with the same rules, think of the famous imperial villa Katsura.

Photo 5 - Here, an example of creativity closely related to the Disney culture, "culture" that has ruined the taste of some generations thanks to its powerful diffusion. The dome has become a mushroom, as in other bourgeois villas the famous dwarfs of Snow White in colored cement give the artistic note to the environment.

Photo 6 - Courtyard of a modest house in Spain. This space would be banal and squalid without the cheerful contribution of the creativity of its inhabitants. Such naturalistic creativity gives a note of joy that erases any sense of squalor.

 

Bruno Munari in "Ottagono n19", dicembre 1970, p. 76 - 81

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